Blefaroplastica senza bisturi

La Blefaroplastica senza bisturi una tecnica innovativa che accorcia la cute in eccesso delle palpebre senza dover incidere per asportarla. La blefaroplastica non ablativa evita, finalmente, l’utilizzo del bisturi. Si effettua senza anestesia (se non locale con pomate a base di lidocaina ), non necessita di sutura e permette di accorciare la pelle senza incidere e senza modificare il muscolo orbicolare delle palpebre. A differenza dell’intervento tradizionale non asporta l’eccesso di pelle ma si limita ad accorciare la cute palpebrale aumentandone lo spessore e riportando quindi la cute allo stato precedente l’inestetismi.

Non si tratta né di un laser, né tantomeno di un radio bisturi o di un dispositivo a radiofrequenza.

Il “Plasma” dal punto di vista fisico è inteso come il quarto stato di aggregazione della materia, (tutti conoscono lo stato gassoso, solido e liquido), ebbene, il quarto stato si pone tra quello liquido e quello gassoso, una sorta di “gas liquefatto” secondo i fisici. In realtà è gas ionizzato, un gas dove i suoi ioni si incontrano allo stato libero, un insieme altamente instabile di elettroni e ioni globalmente neutro (la cui carica elettrica totale è cioè nulla).

Il termine "ionizzato" indica che una frazione significativamente grande di elettroni è stata strappata dai rispettivi atomi, creando un raggio attivo di microplasma che, grazie alla differenza di potenziale elettromagnetico tra la punta del manipolo e il tessuto umano, “destruttura” i componenti dell’epidermide, i cheratinociti, sublimandoli. Le palpebre sono delle strutture cutaneo - membranose che ricoprono gli occhi, li proteggono dalla luce eccessiva, dagli agenti atmosferici e svolgono molte funzioni essenziali .

  • Sono costituite da due facce, una interna ricoperta da una membrana mucosa che contribuisce alla formazione del sacco congiuntivale e una esterna cutanea.
  • Sotto la cute palpebrale si trova il muscolo di Muller o "Tarsale Superiore" che permette i movimenti delle palpebre.
  • Le palpebre sono provviste di ghiandole lacrimali e ciglia che con il loro movimento distribuiscono il liquido lacrimale evitando la disidratazione della cornea.
  • Esternamente la palpebra è costituita da cute molto sottile al disotto della quale si trova il connettivo sottocutaneo.
  • Più in profondità troviamo lo strato muscolare con il connettivo sottomuscolare internamente rivestito dallo strato congiuntivale.
  • Il muscolo elevatore della palpebra ha come antagonista il muscolo orbicolare ed entrambi contribuiscono all'ammiccamento fisiologico che svolge un ruolo essenziale nel mantenere idratate le strutture a contatto con l'atmosfera.
  • I tarsi palpebrali sono costituiti da tessuto fibroso molto compatto che fa da sostegno alle pliche palpebrali e arriva fino al bordo palpebrale.
  • Il tarso palpebrale superiore è adiacente al muscolo tarsale superiore, sulla sua superficie anteriore si connette l'aponeurosi del muscolo elevatore superiore delle palpebre.

Quando alcune di queste strutture tendono a modificarsi per sollecitazioni meccaniche, per dimorfismi presenti alla nascita, per invecchiamento cutaneo e per abitudini posturali, è richiesto un intervento medico o chirurgico per correggere o ripristinare i rapporti fisiologici di dette strutture.

La blefaroplastica è uno degli interventi più richiesti sia per ragioni estetiche sia per ragioni funzionali.

Per correggere gli inestetismi palpebrali con la chirurgia tradizionale, è necessario praticare un'anestesia locale o, in alcuni casi, l'anestesia totale, mettere punti di sutura, asportare la cute in eccesso, rimuovere i punti e fare medicazioni e controlli.

Sono sempre meno le persone che si rivolgono alla chirurgia tradizionale per gli inestetismi palpebrali sia per i rischi connessi all'intervento sia per gli effetti collaterali indesiderati sia per il post operatorio particolarmente pesante. Con questa tecnica di Chirurgia non Ablativa non si hanno ematomi, "orecchie di cane" (eccessi di cute che residuano lateralmente alla sutura), asimmetrie, sguardi "spiritati" o peggio il tanto temuto lagoftalmo (incompleta chiusura della rima palpebrale). Con la #Blefaroplastica non ablativa, praticata secondo certe linee guida imprescindibili, la cute in eccesso sulla palpebra non viene tagliata e asportata, come nell'intervento tradizionale, ma fatta accorciare riportandola allo spessore originario semplicemente facendo sublimare le cellule morte dello strato corneo superficiale.

Per sublimazione si intende il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso o aeriforme. Con questi strumenti in grado di far sublimare lo strato corneo superficiale concentrando il microplasma si ottengono risultati altrimenti impossibili con altre tecniche. Lo strumento è costituito da un manipolo in grado di ottenere, senza toccare la cute, un micro plasma polarizzato convogliato adeguato a ogni distretto cutaneo anche se della stessa area anatomica. Ciascuno di questi spot, sublima i corneociti superficiali senza coinvolgere la lamina basale e senza causare sanguinamento ma, principalmente, senza causare alcun danno necrotico ai tessuti circostanti e sottostanti. Grazie al microplasma polarizzato e convogliato generato dal manipolo idoneo al tessuto da trattare, siamo in grado di ottenere dei piccoli spot di combustione e sublimazione, ciascuno di 500 micron; questi spot saranno distanziati tra loro in modo diverso per ottenere risultati adatti alla tipologia di intervento.

Sono questi microscopici punti che disposti in un certo modo fanno riassumere alla cute palpebrale il corretto spessore riducendone gli esuberi. Il risultato è immediato, la seduta dura al massimo tre minuti, non c'è sangue in quanto non oltrepassiamo la lamina basale e non si arriva mai al derma dove sono presenti i capillari ematici.

Il risultato ottenuto è visibile immediatamente e si manterrà per anni. Appena terminata la seduta si apprezza la perfetta plasticità del movimento palpebrale. Come per tutti gli interventi di Blefaroplastica non ablativa, non si hanno cicatrici o asimmetrie, il colorito rosato della parte trattata, visibile al controllo effettuato 28 giorni dopo, si normalizza nei giorni successivi e non si ha abbassamento del sopracciglio che conferirebbe il classico aspetto triste di alcuni interventi di blefaroplastica tradizionale. Se la parte da trattare è particolarmente estesa si potrebbe avere un edema che comparirà il giorno dopo e che potrebbe durare circa due giorni.

Per evitare questa evenienza, tutto sommato trascurabile rispetto ai vantaggi, è opportuno effettuare il trattamento in due o più sedute e far applicare una glucidica osmoticamente attiva. Comunque l’eventuale edema post trattamento, è facilmente gestibile effettuando sedute meno impegnative e può essere ridotto o evitato, applicando subito dopo la seduta una pasta glucidica che si prepara sciogliendo un cucchiaio di zucchero a velo con un cucchiaino di acqua eventualmente aggiungendo tre o quattro gocce di collirio al benzalconio e nafazolina.

Come per tutti gli interventi di chirurgia non ablativa effettuati sulle palpebre o vicino agli occhi, dovremo osservare le seguenti precauzioni: 

  1. Se non necessario evitare di anestetizzare la parte.
  2. Non applicare alcun tipo di medicazione, tranne l'utilizzo di un collirio a base di benzalconio al solo scopo di disinfettare la parte visto che non si ha sanguinamento.
  3. Il paziente dovrà lavarsi come sempre, asciugare la parte tamponando con un fazzoletto di cotone, avendo l'accortezza di non strofinare.
  4. Applicare alcune gocce di collirio al benzalconio, non nell’occhio ma sulla parte trattata.

Per effettuare in modo corretto la Blefaroplastica non ablativa è necessario considerare il tipo di tessuto su cui intervenire per scegliere i manipoli idonei al tipo di cute da trattare, applicarvi il puntale appropriato, stabilire le linee di accorciamento e lo spessore che dovremo far assumere al tessuto. La visita per poter effettuare una corretta Blefaroplastica non ablativa, prevede una attenta anamnesi e una valutazione semeiologica delle aree da trattare. Si dovranno considerare attentamente le posizioni dei globi oculari per escludere qualsiasi coinvolgimento tiroideo nella genesi dell'inestetismo. Una protrusione di un globo oculare rispetto al contro laterale ci dovrebbe far sospettare una tiroidite o altra patologia tiroidea. Un occhio più aperto, molte volte, è dovuto a questo tipo di problematica. La palpebra dell’occhio meno infossato sembra più distesa e spesso il paziente considera antiestetico l'occhio normale contro laterale che presenta la cute palpebrale meno distesa. Imprescindibile inviare il paziente allo specialista che nella maggioranza dei casi ci confermerà la diagnosi. Escluso qualsiasi patologia connessa, chiediamo al paziente se ha l'abitudine di stropicciarsi gli occhi, se utilizza dei prodotti struccanti con cui stira la cute palpebrale, se soffre di prurito agli occhi o se presenta eccessiva lacrimazione.